martedì 31 gennaio 2012

Apelle: Alcune storie sul grande pittore

Un pittore, vissuto nell'antica grecia, di nome Apelle amava ripetere queste parole: Nulla dies sine linea che si traduce in questo modo "non un giorno senza una linea disegnata".
Plinio attribuisce queste parole come le ultime pronunciate dal grande pittore.
Una delle abilità che questo pittore maggiormente sviluppò fu quella di saper disegnare il volto umano.
A tal proposito si racconta che, quando il grande artista fu costretto a riparare in Egitto per sfuggire ad una tempesta, il buffone della corte di Tolomeo gli diede un falso invito per farlo sedere alla tavola del re.
Tolomeo nel periodo in cui fu un generale di Alessandro il Grande conobbe Apelle che del condottiero era il pittore.
Il re Tolomeo però non aveva in simpatia l'artista e quando lo vide seduto alla sua tavola gli domandò chi avesse avuto l'ardire di invitarlo.
Con un pezzo di carbone,allora, Apelle disegnò un ritratto sulla parete e Tolomeo già dai primi tratti riconobbe il buffone.

Sempre su di Apelle Plinio riporta un'aneddoto che riguarda lui ed il pittore a lui contemporaneo Pratogene.
Apelle,che voleva conoscere il noto pittore Pratogene, giunto alla casa di questo e non avendolo trovato lasciò un segno del suo passaggio su di una tavola.
Apelle prese un pennello tracciò una linea orizzontale sottilissima e poi disse alla serva che lo stava osservando di riferire a Pratogene che questa linea è opera mia.
Pratogene ritornato a casa vede la linea tracciata sul suo pannello e ne riconosce l'autore in Apelle.
Sentendosi sfidato Pratogene prende un pennello e traccia una linea di un colore diverso ed ancora più sottile all'interno di quella fatta da Apelle, poi rivolgendosi alla serva gli disse di mostrare il segno all'ospite qualora fosse ritornato.
Apelle tornò e, quando gli fu mostrata la linea disegnata da Pratogene, decise di prendere un'altro colore per tracciarne una terza ancora più fine tra le prime due, avendo cura però questa volta di non lasciare spazio per farne un'altra.
Pratogene in seguito andò a cercare Apelle per incontrarlo di persona e congratularsi con colui che è riuscito a superarlo nella sfida di disegno.

Sempre Plinio riferisce che Apelle aveva l'abitudine di porre i suoi lavori all'entrata della sua bottega ed ascoltare le osservazioni dei passanti.
Così quando un calzolaio osservò che la forma della calzatura era errata Apelle la corresse la notte stessa.
Il giorno seguente il calzolaio si accorse che il dipinto era stato cambiato e allora prese a criticare anche la forma del piede.
Apelle a quel punto si mostra al ciabattino per dirgli Sutor, ne ultra crepidam ovvero "Ciabattino non andare oltre le scarpe".


Ad Apelle oggi chiederei di disegnare il volto di chi ha invitato Monti a governare l'Italia che, immagino, non dovrebbe essere diverso da quello del buffone che disegnò per Tolomeo.

Inoltre sarebbe bello avere come contemporanei dei Pratogene i quali sappiano riconoscere quando sono superati.
Al riguardo non mi riesce di immaginare che Bersani o Casini o Berlusconi riusciranno a comportarsi come Pratogene.

Mi piace immaginare che Apelle forse al Governo Monti oggi direbbe: Ciabattino non andare oltre le scarpe.

La nascita di Venere qui a fianco e La Calunnia,visibile in alto, sono due opere dipinte da Botticelli che si è ispirato nel realizzarle alla descrizione di quelle perdute di Apelle.






Vota l'articolo su tzetze

0 commenti:

Posta un commento