In passato i cittadini di Pisa, che passavano di giorno in Piazza dei Miracoli, vedevano quotidianamente sempre le stesse persone litigare tra di loro.
Nello stesso periodo nella città di Pisa tutte le notti si verificavano sempre più frequentemente furti nelle abitazioni, nelle botteghe degli artigiani, nelle chiese, ed a volte anche i passanti venivano rapinati.
Alcuni testimoni riferirono, alle autorità ed alla cittadinanza, che a loro parere i ladri somigliavano a quelle persone che di giorno si vedevano litigare in Piazza dei Miracoli.
Quei testimoni naturalmente non furono presi sul serio perché si riteneva impossibile che quelle persone viste litigare tra di loro di giorno potessero poi ritrovarsi insieme a rubare di notte.
Le televisioni di Regime già stanno preparando la sceneggiata che andrà in onda nella nostra Piazza dei Miracoli che è l'Italia.
Ora i media di regime arano il terreno dove preparano la scena per i futuri litigi che gli attori della partitocrazia dovranno interpretare di giorno.
Ora i giornalisti da cortile sono pronti a nascondere le votazioni notturne nelle quali gli stessi attori di sempre sono pronti a darsi ogni tipo di prebenda o finanziamento pubblico a loro stessi ed ai partiti od al clan al quale appartengono.
Una parte della partitocrazia fingerà di essere contraria e l'altra a favore dell'abolizione dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori.
Fingeranno,gli appartenenti alla casta, alcuni di essere favorevoli alla sanità pubblica mentre altri faranno la parte di coloro che tifano per quella privata.
Già si intravedono le avvisaglie.
Eppure non appena dopo l'ora del voto, quello dei cittadini, quando si farà di nuovo notte li potremo rivedere aggirarsi insieme e furtivi come i ladri di Pisa.
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martedì 21 febbraio 2012
venerdì 10 febbraio 2012
Roma: Neve a Via Grottarossa 10 Febbraio 2012
martedì 7 febbraio 2012
Sandro Botticelli:La nascita di Venere
Il dipinto detto la nascita di Venere è una delle opere pittoriche più conosciute al mondo e per questo è anche una tra le opere che difficilmente si possono osservare senza averne già formulato un pregiudizio.
L'immagine è realizzata con colori a tempera su di un supporto di tela di lino incollata sopra una tavola della misura di 172 X 278 cm.
La tela è stata dipinta tra il 1482 ed il 1485 e si trova a Firenze nella galleria degli Uffizi.
Sopra al supporto in tela è stata data una imprimitura a base di gesso tinto con un po di blu sul quale il pittore dipinge utilizzando dei colori impastati con delle colle vegetali ed animali.
I colori utilizzati nel dipinto sono l'azzurro-celeste del cielo,il celeste-verde dell'acqua del mare e quelli scuri delle piante e della terra, che si trovano a destra del dipinto e vanno come tonalità dal verde alla terra bruciata per finire con il quasi ocra dell'isola.
I bruni delle ali dei due Zefiri hanno un tono profondo come lo è anche quello della veste della ninfa abbracciata a Zefiro.
I capelli delle tre figure femminili sono tutti di un colore castano rossastro in cui l'effetto dei riflessi di luce è realizzato con l'oro.
Anche in altre parti del dipinto lo stesso effetto della lumeggiatura è realizzato allo stesso modo.
Il mantello dello Zefiro è tinto con l'azzurro in cui è presente una piccolissima parte di rosso che serve a far distinguere la veste dai colori che hanno la stessa sua base ovvero dal cielo e dal mare .
Dello stesso timbro del mantello di Zefiro è realizzato quello rosa tendente al rosso con il quale la terza figura femminile sta per coprire la Venere
Infine Botticelli verticalmente realizza un percorso continuo dell'occhio sul dipinto ,oltre che con la bellezza delle linee del disegno, anche tramite il bianco del vestito della Ora e con i rosa chiarissimi dell'incarnato femminile nonché con quello un po più caldo della figura maschile.
Sempre verticalmente il quadro è unito dal colore quasi arancio dei capelli.
Il pittore rinascimentale, Botticelli, fa scorrere orizzontalmente lo sguardo tramite il passaggio dell'occhio sui colori chiari,tendenti al bianco, della conchiglia.
Il centro della scena è naturalmente Venere ed in particolare il suo volto melanconico e sereno.
La composizione è realizzata con l'equilibrato bilanciamento delle figure e con la tecnica del contrapposto.
L'immagine dovrebbe illustrare quanto riportato in un passo delle Stanze del Poliziano nelle quali viene descritta Venere che sospinta dal soffio di Zefiro approda sull'isola di Cipro navigando al di sopra di una conchiglia.
Molto probabilmente Botticelli per realizzare questa opera si ispirò alla descrizione di un dipinto che venne realizzato dal pittore Apelle e del quale presumibilmente sentì parlare.
A destra un dipinto di Venere che approda a Cipro presente a Pompei
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L'immagine è realizzata con colori a tempera su di un supporto di tela di lino incollata sopra una tavola della misura di 172 X 278 cm.
La tela è stata dipinta tra il 1482 ed il 1485 e si trova a Firenze nella galleria degli Uffizi.
Sopra al supporto in tela è stata data una imprimitura a base di gesso tinto con un po di blu sul quale il pittore dipinge utilizzando dei colori impastati con delle colle vegetali ed animali.
I colori utilizzati nel dipinto sono l'azzurro-celeste del cielo,il celeste-verde dell'acqua del mare e quelli scuri delle piante e della terra, che si trovano a destra del dipinto e vanno come tonalità dal verde alla terra bruciata per finire con il quasi ocra dell'isola.
I bruni delle ali dei due Zefiri hanno un tono profondo come lo è anche quello della veste della ninfa abbracciata a Zefiro.
I capelli delle tre figure femminili sono tutti di un colore castano rossastro in cui l'effetto dei riflessi di luce è realizzato con l'oro.
Anche in altre parti del dipinto lo stesso effetto della lumeggiatura è realizzato allo stesso modo.
Il mantello dello Zefiro è tinto con l'azzurro in cui è presente una piccolissima parte di rosso che serve a far distinguere la veste dai colori che hanno la stessa sua base ovvero dal cielo e dal mare .
Dello stesso timbro del mantello di Zefiro è realizzato quello rosa tendente al rosso con il quale la terza figura femminile sta per coprire la Venere
Infine Botticelli verticalmente realizza un percorso continuo dell'occhio sul dipinto ,oltre che con la bellezza delle linee del disegno, anche tramite il bianco del vestito della Ora e con i rosa chiarissimi dell'incarnato femminile nonché con quello un po più caldo della figura maschile.
Sempre verticalmente il quadro è unito dal colore quasi arancio dei capelli.
Il pittore rinascimentale, Botticelli, fa scorrere orizzontalmente lo sguardo tramite il passaggio dell'occhio sui colori chiari,tendenti al bianco, della conchiglia.
Il centro della scena è naturalmente Venere ed in particolare il suo volto melanconico e sereno.
La composizione è realizzata con l'equilibrato bilanciamento delle figure e con la tecnica del contrapposto.
L'immagine dovrebbe illustrare quanto riportato in un passo delle Stanze del Poliziano nelle quali viene descritta Venere che sospinta dal soffio di Zefiro approda sull'isola di Cipro navigando al di sopra di una conchiglia.
Molto probabilmente Botticelli per realizzare questa opera si ispirò alla descrizione di un dipinto che venne realizzato dal pittore Apelle e del quale presumibilmente sentì parlare.
A destra un dipinto di Venere che approda a Cipro presente a Pompei
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sabato 4 febbraio 2012
Roma:Via di Grottarossa con la neve:
martedì 31 gennaio 2012
Apelle: Alcune storie sul grande pittore
Un pittore, vissuto nell'antica grecia, di nome Apelle amava ripetere queste parole: Nulla dies sine linea che si traduce in questo modo "non un giorno senza una linea disegnata".
Plinio attribuisce queste parole come le ultime pronunciate dal grande pittore.
Una delle abilità che questo pittore maggiormente sviluppò fu quella di saper disegnare il volto umano.
A tal proposito si racconta che, quando il grande artista fu costretto a riparare in Egitto per sfuggire ad una tempesta, il buffone della corte di Tolomeo gli diede un falso invito per farlo sedere alla tavola del re.
Tolomeo nel periodo in cui fu un generale di Alessandro il Grande conobbe Apelle che del condottiero era il pittore.
Il re Tolomeo però non aveva in simpatia l'artista e quando lo vide seduto alla sua tavola gli domandò chi avesse avuto l'ardire di invitarlo.
Con un pezzo di carbone,allora, Apelle disegnò un ritratto sulla parete e Tolomeo già dai primi tratti riconobbe il buffone.
Sempre su di Apelle Plinio riporta un'aneddoto che riguarda lui ed il pittore a lui contemporaneo Pratogene.
Apelle,che voleva conoscere il noto pittore Pratogene, giunto alla casa di questo e non avendolo trovato lasciò un segno del suo passaggio su di una tavola.
Apelle prese un pennello tracciò una linea orizzontale sottilissima e poi disse alla serva che lo stava osservando di riferire a Pratogene che questa linea è opera mia.
Pratogene ritornato a casa vede la linea tracciata sul suo pannello e ne riconosce l'autore in Apelle.
Sentendosi sfidato Pratogene prende un pennello e traccia una linea di un colore diverso ed ancora più sottile all'interno di quella fatta da Apelle, poi rivolgendosi alla serva gli disse di mostrare il segno all'ospite qualora fosse ritornato.
Apelle tornò e, quando gli fu mostrata la linea disegnata da Pratogene, decise di prendere un'altro colore per tracciarne una terza ancora più fine tra le prime due, avendo cura però questa volta di non lasciare spazio per farne un'altra.
Pratogene in seguito andò a cercare Apelle per incontrarlo di persona e congratularsi con colui che è riuscito a superarlo nella sfida di disegno.
Sempre Plinio riferisce che Apelle aveva l'abitudine di porre i suoi lavori all'entrata della sua bottega ed ascoltare le osservazioni dei passanti.
Così quando un calzolaio osservò che la forma della calzatura era errata Apelle la corresse la notte stessa.
Il giorno seguente il calzolaio si accorse che il dipinto era stato cambiato e allora prese a criticare anche la forma del piede.
Apelle a quel punto si mostra al ciabattino per dirgli Sutor, ne ultra crepidam ovvero "Ciabattino non andare oltre le scarpe".
Ad Apelle oggi chiederei di disegnare il volto di chi ha invitato Monti a governare l'Italia che, immagino, non dovrebbe essere diverso da quello del buffone che disegnò per Tolomeo.
Inoltre sarebbe bello avere come contemporanei dei Pratogene i quali sappiano riconoscere quando sono superati.
Al riguardo non mi riesce di immaginare che Bersani o Casini o Berlusconi riusciranno a comportarsi come Pratogene.
Mi piace immaginare che Apelle forse al Governo Monti oggi direbbe: Ciabattino non andare oltre le scarpe.
La nascita di Venere qui a fianco e La Calunnia,visibile in alto, sono due opere dipinte da Botticelli che si è ispirato nel realizzarle alla descrizione di quelle perdute di Apelle.
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Plinio attribuisce queste parole come le ultime pronunciate dal grande pittore.
Una delle abilità che questo pittore maggiormente sviluppò fu quella di saper disegnare il volto umano.
A tal proposito si racconta che, quando il grande artista fu costretto a riparare in Egitto per sfuggire ad una tempesta, il buffone della corte di Tolomeo gli diede un falso invito per farlo sedere alla tavola del re.
Tolomeo nel periodo in cui fu un generale di Alessandro il Grande conobbe Apelle che del condottiero era il pittore.
Il re Tolomeo però non aveva in simpatia l'artista e quando lo vide seduto alla sua tavola gli domandò chi avesse avuto l'ardire di invitarlo.
Con un pezzo di carbone,allora, Apelle disegnò un ritratto sulla parete e Tolomeo già dai primi tratti riconobbe il buffone.
Sempre su di Apelle Plinio riporta un'aneddoto che riguarda lui ed il pittore a lui contemporaneo Pratogene.
Apelle,che voleva conoscere il noto pittore Pratogene, giunto alla casa di questo e non avendolo trovato lasciò un segno del suo passaggio su di una tavola.
Apelle prese un pennello tracciò una linea orizzontale sottilissima e poi disse alla serva che lo stava osservando di riferire a Pratogene che questa linea è opera mia.
Pratogene ritornato a casa vede la linea tracciata sul suo pannello e ne riconosce l'autore in Apelle.
Sentendosi sfidato Pratogene prende un pennello e traccia una linea di un colore diverso ed ancora più sottile all'interno di quella fatta da Apelle, poi rivolgendosi alla serva gli disse di mostrare il segno all'ospite qualora fosse ritornato.
Apelle tornò e, quando gli fu mostrata la linea disegnata da Pratogene, decise di prendere un'altro colore per tracciarne una terza ancora più fine tra le prime due, avendo cura però questa volta di non lasciare spazio per farne un'altra.
Pratogene in seguito andò a cercare Apelle per incontrarlo di persona e congratularsi con colui che è riuscito a superarlo nella sfida di disegno.
Sempre Plinio riferisce che Apelle aveva l'abitudine di porre i suoi lavori all'entrata della sua bottega ed ascoltare le osservazioni dei passanti.
Così quando un calzolaio osservò che la forma della calzatura era errata Apelle la corresse la notte stessa.
Il giorno seguente il calzolaio si accorse che il dipinto era stato cambiato e allora prese a criticare anche la forma del piede.
Apelle a quel punto si mostra al ciabattino per dirgli Sutor, ne ultra crepidam ovvero "Ciabattino non andare oltre le scarpe".
Ad Apelle oggi chiederei di disegnare il volto di chi ha invitato Monti a governare l'Italia che, immagino, non dovrebbe essere diverso da quello del buffone che disegnò per Tolomeo.
Inoltre sarebbe bello avere come contemporanei dei Pratogene i quali sappiano riconoscere quando sono superati.
Al riguardo non mi riesce di immaginare che Bersani o Casini o Berlusconi riusciranno a comportarsi come Pratogene.
Mi piace immaginare che Apelle forse al Governo Monti oggi direbbe: Ciabattino non andare oltre le scarpe.
La nascita di Venere qui a fianco e La Calunnia,visibile in alto, sono due opere dipinte da Botticelli che si è ispirato nel realizzarle alla descrizione di quelle perdute di Apelle.
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sabato 28 gennaio 2012
La devastazione del bosco di Patrignone
A Montereale continua la devastazione del bosco di Patrignone dal quale incessantemente vengono tagliati alberi secolari.
La devastazione avviene nonostante a Febbraio del 2011 sia stato diffuso un documento della Forestale in cui il dott. Gualberto Mancini comandante Provinciale del CFS scriveva:
“La proposta di segnalazione effettuata dallo scrivente Comando è maturata sia grazie alla segnalazione di alcune locali Associazioni che per effetto di conoscenze dirette acquisite in seguito a visite sopralluogo esperite direttamente sul posto.”
Il Bosco di Patrignone, proprio per l’elevato livello di biodiversità che manifesta in tutte le sue espressioni quali:
• la massiccia presenza di specie vegetali ed animali inserite in Direttiva;
• la grande varietà di ambienti rappresentati sul territorio;
• la presenza di cenosi forestali vicine alla naturalità, con aspetti riferibili ai
boschi vetusti (alberi di elevate dimensioni diametriche e colossali in altezza);
• la notevole complessità trofica dell’ecosistema forestale.
E’ significativamente ritenuto dallo scrivente Comando meritevole di inclusione tra i siti di interesse comunitario e, in un secondo tempo, se ne propone la istituzione di una Riserva Regionale Forestale, unica nel suo genere in Abruzzo.
Tuttavia, proprio per l’alta valenza che si attribuisce al Bosco Patrignone se ne propone anche l’inserimento nell’elenco dei biotopi meritevoli di conservazione ex L.R. 45/79 e s.m.i..”.
Oggi,anche dopo l'intervento della Forestale, la distruzione del bosco continua e sono in pericolo così innumerevoli specie vegetali e animali, fra cui spicca la Salamandrina terdigitata.
Inoltre è tutto l’ambiente e la sua ricchissima biodiversità a rappresentare un patrimonio ineguagliabile che andrebbe protetto.
Le porzioni di foresta per le quali era previsto in passato il taglio come bosco ceduo solo per Uso Civico, sono state già completamente sfruttate in meno di dieci anni attraverso una nuova politica di gestione del bosco che non concede più gli Usi Civici ma appalta grandi lotti per lo sfruttamento commerciale.
In passato si utilizzavano anche porzioni di boschi comunali per produrre carbone, ma sempre nelle rare aree a prevalenza di cerro e mai nelle faggete che sono state sempre ritenute intoccabili!
Oggi del bosco di Patrignone su circa 500 ettari di proprietà del demanio di Montereale, 200 ettari già risultano tagliati ed i restanti 300 da devastare sono rappresentati per oltre i due terzi dalle Faggete D’Alto Fusto.
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La devastazione avviene nonostante a Febbraio del 2011 sia stato diffuso un documento della Forestale in cui il dott. Gualberto Mancini comandante Provinciale del CFS scriveva:
“La proposta di segnalazione effettuata dallo scrivente Comando è maturata sia grazie alla segnalazione di alcune locali Associazioni che per effetto di conoscenze dirette acquisite in seguito a visite sopralluogo esperite direttamente sul posto.”
Il Bosco di Patrignone, proprio per l’elevato livello di biodiversità che manifesta in tutte le sue espressioni quali:
• la massiccia presenza di specie vegetali ed animali inserite in Direttiva;
• la grande varietà di ambienti rappresentati sul territorio;
• la presenza di cenosi forestali vicine alla naturalità, con aspetti riferibili ai
boschi vetusti (alberi di elevate dimensioni diametriche e colossali in altezza);
• la notevole complessità trofica dell’ecosistema forestale.
E’ significativamente ritenuto dallo scrivente Comando meritevole di inclusione tra i siti di interesse comunitario e, in un secondo tempo, se ne propone la istituzione di una Riserva Regionale Forestale, unica nel suo genere in Abruzzo.
Tuttavia, proprio per l’alta valenza che si attribuisce al Bosco Patrignone se ne propone anche l’inserimento nell’elenco dei biotopi meritevoli di conservazione ex L.R. 45/79 e s.m.i..”.
Oggi,anche dopo l'intervento della Forestale, la distruzione del bosco continua e sono in pericolo così innumerevoli specie vegetali e animali, fra cui spicca la Salamandrina terdigitata.
Inoltre è tutto l’ambiente e la sua ricchissima biodiversità a rappresentare un patrimonio ineguagliabile che andrebbe protetto.
Le porzioni di foresta per le quali era previsto in passato il taglio come bosco ceduo solo per Uso Civico, sono state già completamente sfruttate in meno di dieci anni attraverso una nuova politica di gestione del bosco che non concede più gli Usi Civici ma appalta grandi lotti per lo sfruttamento commerciale.
In passato si utilizzavano anche porzioni di boschi comunali per produrre carbone, ma sempre nelle rare aree a prevalenza di cerro e mai nelle faggete che sono state sempre ritenute intoccabili!
Oggi del bosco di Patrignone su circa 500 ettari di proprietà del demanio di Montereale, 200 ettari già risultano tagliati ed i restanti 300 da devastare sono rappresentati per oltre i due terzi dalle Faggete D’Alto Fusto.
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giovedì 26 gennaio 2012
La carcerazione preventiva
Il procuratore capo di Torino, Gian Carlo Caselli, dice: nella indagine contro gli attivisti della NO-TAV non vi è nulla contro la Valle, il movimento No Tav, e le legittime manifestazioni di dissenso che restano nei limiti della legge.
Sempre Gian Carlo Caselli afferma che i soggetti che la procura ha individuato e fatto arrestare sono autori, ad avviso della procura, di specifici episodi di reato.
Mi chiedo: perché i giornalisti da cortile e di corte non domandano a Gian Carlo Caselli se questi numerosi arresti si sono svolti entro i limiti che consente la legge?
Esiste per tutti gli arrestati il pericolo di fuga?
Chi è stato arrestato potrebbe reiterare il reato?
Inoltre perché i cortigiani dell'informazione non domandano a Gian Carlo Caselli se in questo caso più che in altri la carcerazione preventiva è utilizzata per incutere timore piuttosto che per difendere il giusto?
Non si dovrebbe aspettare almeno la sentenza di primo grado prima di deportare delle persone nelle carceri Italiane?
Fa impressione ascoltare quei cortigiani di palazzo condannare preventivamente le persone arrestate e coinvolte in questo caso, mentre, per loro stessi e per gli appartenenti alla loro corte, hanno preteso e pretendono si attenda sino al terzo grado di giudizio prima che si possa procedere con la richiesta di carcerazione.
P.S.
La procura di Torino ed il suo capo,conoscono in che stato si trovano le carceri Italiane e che queste sono divenute come dei campi di concentramento e quindi anche dei luoghi dove oltre alla legge sono violati anche i diritti dell'uomo!
Non vi è in questo caso uno specifico episodio di reato su cui indagare?
Nella gran parti delle carceri italiane non è violato l'articolo 27 della costituzione?
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Sempre Gian Carlo Caselli afferma che i soggetti che la procura ha individuato e fatto arrestare sono autori, ad avviso della procura, di specifici episodi di reato.
Mi chiedo: perché i giornalisti da cortile e di corte non domandano a Gian Carlo Caselli se questi numerosi arresti si sono svolti entro i limiti che consente la legge?
Esiste per tutti gli arrestati il pericolo di fuga?
Chi è stato arrestato potrebbe reiterare il reato?
Inoltre perché i cortigiani dell'informazione non domandano a Gian Carlo Caselli se in questo caso più che in altri la carcerazione preventiva è utilizzata per incutere timore piuttosto che per difendere il giusto?
Non si dovrebbe aspettare almeno la sentenza di primo grado prima di deportare delle persone nelle carceri Italiane?
Fa impressione ascoltare quei cortigiani di palazzo condannare preventivamente le persone arrestate e coinvolte in questo caso, mentre, per loro stessi e per gli appartenenti alla loro corte, hanno preteso e pretendono si attenda sino al terzo grado di giudizio prima che si possa procedere con la richiesta di carcerazione.
P.S.
La procura di Torino ed il suo capo,conoscono in che stato si trovano le carceri Italiane e che queste sono divenute come dei campi di concentramento e quindi anche dei luoghi dove oltre alla legge sono violati anche i diritti dell'uomo!
Non vi è in questo caso uno specifico episodio di reato su cui indagare?
Nella gran parti delle carceri italiane non è violato l'articolo 27 della costituzione?
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