Sta per andare in scena la farsa dei 40 Mila pro TAV
I Giornali di Stato e le televisioni di Regime stanno artificialmente creando la rappresentazione per la quale la maggiore parte degli abitanti della Val Susa sono la maggioranza silenziosa SI-TAV.
Le persone che sfileranno nella marcia che sarà definita dei 40 Mila saranno naturalmente composte per il 90% dagli attivisti dei partiti di Regime.
Sono pronto a scommettere che ben pochi saranno della Val Susa.
Per i giornalisti da cortile del Regime l'importante è però far credere il contrario agli italiani.
La maggioranza silenziosa della partitocrazia è la minoranza attiva del parassitismo sociale.
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sabato 3 marzo 2012
La farsa dei 40 Mila SI-TAV
lunedì 27 febbraio 2012
Gli specchi distorsori
Gli specchi distorsori, ovvero i giornalisti da cortile della stampa di stato, in questi giorni stanno raggiungendo il massimo della loro curvatura.
I cortigiani del potere distorcono tutti coloro che leggendo i giornali di stato o ascoltando la propaganda dei notiziari televisivi vi si pongono davanti.
I malcapitati vengono piegati in modo tale che per loro non sarà più possibile osservare la realtà per quello che è.
Mi basta ascoltare alcuni concittadini, che si nutrono per informarsi dalla TV o dai Giornali di Stato, parlare tra di loro per vedere gli effetti che la distorsione ha avuto su di loro.
La maggior parte di queste persone sembrano colpite da quella malattia che si chiama demenza senile perché come i malati di questa anche loro non ricordano quasi nulla del passato.
Ad esempio non sanno e non ricordano, se non con fatica, che il governo di Monti è sorretto da coloro che a governare vi sono da sempre ovvero i membri della Partitocrazia.
Eccolo è presente Casini l'erede della DC, guardate vi è Bersani l'erede del PCI, ed infine vi è Berlusconi il Bello l'erede della DC e di Craxi.
Ricordo che alcuni di loro o meglio le organizzazioni di cui fanno parte hanno ereditato realmente gli averi di chi li ha preceduti.
Perché colpiti dall'Alzheimer per noi si ripete la storia e così mentre un tempo si votava per Berlinguer contro Andreotti ed ad Andreotti per contrastare Berlinguer e ci si ritrovava con il Governo di Unità Nazionale,invece di recente abbiamo votato a Bersani convinti di contrastare Berlusconi o viceversa eppure ce li ritroviamo a braccetto ed insieme in sella al famelico Governo Salva Italia.
Mi sono convinto del fatto che la crisi che attraversa il paese prenda consistenza a causa dagli specchi distorsori che alimentano il diffondersi della demenza senile.
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martedì 21 febbraio 2012
I Ladri di Pisa
In passato i cittadini di Pisa, che passavano di giorno in Piazza dei Miracoli, vedevano quotidianamente sempre le stesse persone litigare tra di loro.
Nello stesso periodo nella città di Pisa tutte le notti si verificavano sempre più frequentemente furti nelle abitazioni, nelle botteghe degli artigiani, nelle chiese, ed a volte anche i passanti venivano rapinati.
Alcuni testimoni riferirono, alle autorità ed alla cittadinanza, che a loro parere i ladri somigliavano a quelle persone che di giorno si vedevano litigare in Piazza dei Miracoli.
Quei testimoni naturalmente non furono presi sul serio perché si riteneva impossibile che quelle persone viste litigare tra di loro di giorno potessero poi ritrovarsi insieme a rubare di notte.
Le televisioni di Regime già stanno preparando la sceneggiata che andrà in onda nella nostra Piazza dei Miracoli che è l'Italia.
Ora i media di regime arano il terreno dove preparano la scena per i futuri litigi che gli attori della partitocrazia dovranno interpretare di giorno.
Ora i giornalisti da cortile sono pronti a nascondere le votazioni notturne nelle quali gli stessi attori di sempre sono pronti a darsi ogni tipo di prebenda o finanziamento pubblico a loro stessi ed ai partiti od al clan al quale appartengono.
Una parte della partitocrazia fingerà di essere contraria e l'altra a favore dell'abolizione dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori.
Fingeranno,gli appartenenti alla casta, alcuni di essere favorevoli alla sanità pubblica mentre altri faranno la parte di coloro che tifano per quella privata.
Già si intravedono le avvisaglie.
Eppure non appena dopo l'ora del voto, quello dei cittadini, quando si farà di nuovo notte li potremo rivedere aggirarsi insieme e furtivi come i ladri di Pisa.
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Nello stesso periodo nella città di Pisa tutte le notti si verificavano sempre più frequentemente furti nelle abitazioni, nelle botteghe degli artigiani, nelle chiese, ed a volte anche i passanti venivano rapinati.
Alcuni testimoni riferirono, alle autorità ed alla cittadinanza, che a loro parere i ladri somigliavano a quelle persone che di giorno si vedevano litigare in Piazza dei Miracoli.
Quei testimoni naturalmente non furono presi sul serio perché si riteneva impossibile che quelle persone viste litigare tra di loro di giorno potessero poi ritrovarsi insieme a rubare di notte.
Le televisioni di Regime già stanno preparando la sceneggiata che andrà in onda nella nostra Piazza dei Miracoli che è l'Italia.
Ora i media di regime arano il terreno dove preparano la scena per i futuri litigi che gli attori della partitocrazia dovranno interpretare di giorno.
Ora i giornalisti da cortile sono pronti a nascondere le votazioni notturne nelle quali gli stessi attori di sempre sono pronti a darsi ogni tipo di prebenda o finanziamento pubblico a loro stessi ed ai partiti od al clan al quale appartengono.
Una parte della partitocrazia fingerà di essere contraria e l'altra a favore dell'abolizione dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori.
Fingeranno,gli appartenenti alla casta, alcuni di essere favorevoli alla sanità pubblica mentre altri faranno la parte di coloro che tifano per quella privata.
Già si intravedono le avvisaglie.
Eppure non appena dopo l'ora del voto, quello dei cittadini, quando si farà di nuovo notte li potremo rivedere aggirarsi insieme e furtivi come i ladri di Pisa.
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venerdì 10 febbraio 2012
Roma: Neve a Via Grottarossa 10 Febbraio 2012
martedì 7 febbraio 2012
Sandro Botticelli:La nascita di Venere
Il dipinto detto la nascita di Venere è una delle opere pittoriche più conosciute al mondo e per questo è anche una tra le opere che difficilmente si possono osservare senza averne già formulato un pregiudizio.
L'immagine è realizzata con colori a tempera su di un supporto di tela di lino incollata sopra una tavola della misura di 172 X 278 cm.
La tela è stata dipinta tra il 1482 ed il 1485 e si trova a Firenze nella galleria degli Uffizi.
Sopra al supporto in tela è stata data una imprimitura a base di gesso tinto con un po di blu sul quale il pittore dipinge utilizzando dei colori impastati con delle colle vegetali ed animali.
I colori utilizzati nel dipinto sono l'azzurro-celeste del cielo,il celeste-verde dell'acqua del mare e quelli scuri delle piante e della terra, che si trovano a destra del dipinto e vanno come tonalità dal verde alla terra bruciata per finire con il quasi ocra dell'isola.
I bruni delle ali dei due Zefiri hanno un tono profondo come lo è anche quello della veste della ninfa abbracciata a Zefiro.
I capelli delle tre figure femminili sono tutti di un colore castano rossastro in cui l'effetto dei riflessi di luce è realizzato con l'oro.
Anche in altre parti del dipinto lo stesso effetto della lumeggiatura è realizzato allo stesso modo.
Il mantello dello Zefiro è tinto con l'azzurro in cui è presente una piccolissima parte di rosso che serve a far distinguere la veste dai colori che hanno la stessa sua base ovvero dal cielo e dal mare .
Dello stesso timbro del mantello di Zefiro è realizzato quello rosa tendente al rosso con il quale la terza figura femminile sta per coprire la Venere
Infine Botticelli verticalmente realizza un percorso continuo dell'occhio sul dipinto ,oltre che con la bellezza delle linee del disegno, anche tramite il bianco del vestito della Ora e con i rosa chiarissimi dell'incarnato femminile nonché con quello un po più caldo della figura maschile.
Sempre verticalmente il quadro è unito dal colore quasi arancio dei capelli.
Il pittore rinascimentale, Botticelli, fa scorrere orizzontalmente lo sguardo tramite il passaggio dell'occhio sui colori chiari,tendenti al bianco, della conchiglia.
Il centro della scena è naturalmente Venere ed in particolare il suo volto melanconico e sereno.
La composizione è realizzata con l'equilibrato bilanciamento delle figure e con la tecnica del contrapposto.
L'immagine dovrebbe illustrare quanto riportato in un passo delle Stanze del Poliziano nelle quali viene descritta Venere che sospinta dal soffio di Zefiro approda sull'isola di Cipro navigando al di sopra di una conchiglia.
Molto probabilmente Botticelli per realizzare questa opera si ispirò alla descrizione di un dipinto che venne realizzato dal pittore Apelle e del quale presumibilmente sentì parlare.
A destra un dipinto di Venere che approda a Cipro presente a Pompei
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L'immagine è realizzata con colori a tempera su di un supporto di tela di lino incollata sopra una tavola della misura di 172 X 278 cm.
La tela è stata dipinta tra il 1482 ed il 1485 e si trova a Firenze nella galleria degli Uffizi.
Sopra al supporto in tela è stata data una imprimitura a base di gesso tinto con un po di blu sul quale il pittore dipinge utilizzando dei colori impastati con delle colle vegetali ed animali.
I colori utilizzati nel dipinto sono l'azzurro-celeste del cielo,il celeste-verde dell'acqua del mare e quelli scuri delle piante e della terra, che si trovano a destra del dipinto e vanno come tonalità dal verde alla terra bruciata per finire con il quasi ocra dell'isola.
I bruni delle ali dei due Zefiri hanno un tono profondo come lo è anche quello della veste della ninfa abbracciata a Zefiro.
I capelli delle tre figure femminili sono tutti di un colore castano rossastro in cui l'effetto dei riflessi di luce è realizzato con l'oro.
Anche in altre parti del dipinto lo stesso effetto della lumeggiatura è realizzato allo stesso modo.
Il mantello dello Zefiro è tinto con l'azzurro in cui è presente una piccolissima parte di rosso che serve a far distinguere la veste dai colori che hanno la stessa sua base ovvero dal cielo e dal mare .
Dello stesso timbro del mantello di Zefiro è realizzato quello rosa tendente al rosso con il quale la terza figura femminile sta per coprire la Venere
Infine Botticelli verticalmente realizza un percorso continuo dell'occhio sul dipinto ,oltre che con la bellezza delle linee del disegno, anche tramite il bianco del vestito della Ora e con i rosa chiarissimi dell'incarnato femminile nonché con quello un po più caldo della figura maschile.
Sempre verticalmente il quadro è unito dal colore quasi arancio dei capelli.
Il pittore rinascimentale, Botticelli, fa scorrere orizzontalmente lo sguardo tramite il passaggio dell'occhio sui colori chiari,tendenti al bianco, della conchiglia.
Il centro della scena è naturalmente Venere ed in particolare il suo volto melanconico e sereno.
La composizione è realizzata con l'equilibrato bilanciamento delle figure e con la tecnica del contrapposto.
L'immagine dovrebbe illustrare quanto riportato in un passo delle Stanze del Poliziano nelle quali viene descritta Venere che sospinta dal soffio di Zefiro approda sull'isola di Cipro navigando al di sopra di una conchiglia.
Molto probabilmente Botticelli per realizzare questa opera si ispirò alla descrizione di un dipinto che venne realizzato dal pittore Apelle e del quale presumibilmente sentì parlare.
A destra un dipinto di Venere che approda a Cipro presente a Pompei
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sabato 4 febbraio 2012
Roma:Via di Grottarossa con la neve:
martedì 31 gennaio 2012
Apelle: Alcune storie sul grande pittore
Un pittore, vissuto nell'antica grecia, di nome Apelle amava ripetere queste parole: Nulla dies sine linea che si traduce in questo modo "non un giorno senza una linea disegnata".
Plinio attribuisce queste parole come le ultime pronunciate dal grande pittore.
Una delle abilità che questo pittore maggiormente sviluppò fu quella di saper disegnare il volto umano.
A tal proposito si racconta che, quando il grande artista fu costretto a riparare in Egitto per sfuggire ad una tempesta, il buffone della corte di Tolomeo gli diede un falso invito per farlo sedere alla tavola del re.
Tolomeo nel periodo in cui fu un generale di Alessandro il Grande conobbe Apelle che del condottiero era il pittore.
Il re Tolomeo però non aveva in simpatia l'artista e quando lo vide seduto alla sua tavola gli domandò chi avesse avuto l'ardire di invitarlo.
Con un pezzo di carbone,allora, Apelle disegnò un ritratto sulla parete e Tolomeo già dai primi tratti riconobbe il buffone.
Sempre su di Apelle Plinio riporta un'aneddoto che riguarda lui ed il pittore a lui contemporaneo Pratogene.
Apelle,che voleva conoscere il noto pittore Pratogene, giunto alla casa di questo e non avendolo trovato lasciò un segno del suo passaggio su di una tavola.
Apelle prese un pennello tracciò una linea orizzontale sottilissima e poi disse alla serva che lo stava osservando di riferire a Pratogene che questa linea è opera mia.
Pratogene ritornato a casa vede la linea tracciata sul suo pannello e ne riconosce l'autore in Apelle.
Sentendosi sfidato Pratogene prende un pennello e traccia una linea di un colore diverso ed ancora più sottile all'interno di quella fatta da Apelle, poi rivolgendosi alla serva gli disse di mostrare il segno all'ospite qualora fosse ritornato.
Apelle tornò e, quando gli fu mostrata la linea disegnata da Pratogene, decise di prendere un'altro colore per tracciarne una terza ancora più fine tra le prime due, avendo cura però questa volta di non lasciare spazio per farne un'altra.
Pratogene in seguito andò a cercare Apelle per incontrarlo di persona e congratularsi con colui che è riuscito a superarlo nella sfida di disegno.
Sempre Plinio riferisce che Apelle aveva l'abitudine di porre i suoi lavori all'entrata della sua bottega ed ascoltare le osservazioni dei passanti.
Così quando un calzolaio osservò che la forma della calzatura era errata Apelle la corresse la notte stessa.
Il giorno seguente il calzolaio si accorse che il dipinto era stato cambiato e allora prese a criticare anche la forma del piede.
Apelle a quel punto si mostra al ciabattino per dirgli Sutor, ne ultra crepidam ovvero "Ciabattino non andare oltre le scarpe".
Ad Apelle oggi chiederei di disegnare il volto di chi ha invitato Monti a governare l'Italia che, immagino, non dovrebbe essere diverso da quello del buffone che disegnò per Tolomeo.
Inoltre sarebbe bello avere come contemporanei dei Pratogene i quali sappiano riconoscere quando sono superati.
Al riguardo non mi riesce di immaginare che Bersani o Casini o Berlusconi riusciranno a comportarsi come Pratogene.
Mi piace immaginare che Apelle forse al Governo Monti oggi direbbe: Ciabattino non andare oltre le scarpe.
La nascita di Venere qui a fianco e La Calunnia,visibile in alto, sono due opere dipinte da Botticelli che si è ispirato nel realizzarle alla descrizione di quelle perdute di Apelle.
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Plinio attribuisce queste parole come le ultime pronunciate dal grande pittore.
Una delle abilità che questo pittore maggiormente sviluppò fu quella di saper disegnare il volto umano.
A tal proposito si racconta che, quando il grande artista fu costretto a riparare in Egitto per sfuggire ad una tempesta, il buffone della corte di Tolomeo gli diede un falso invito per farlo sedere alla tavola del re.
Tolomeo nel periodo in cui fu un generale di Alessandro il Grande conobbe Apelle che del condottiero era il pittore.
Il re Tolomeo però non aveva in simpatia l'artista e quando lo vide seduto alla sua tavola gli domandò chi avesse avuto l'ardire di invitarlo.
Con un pezzo di carbone,allora, Apelle disegnò un ritratto sulla parete e Tolomeo già dai primi tratti riconobbe il buffone.
Sempre su di Apelle Plinio riporta un'aneddoto che riguarda lui ed il pittore a lui contemporaneo Pratogene.
Apelle,che voleva conoscere il noto pittore Pratogene, giunto alla casa di questo e non avendolo trovato lasciò un segno del suo passaggio su di una tavola.
Apelle prese un pennello tracciò una linea orizzontale sottilissima e poi disse alla serva che lo stava osservando di riferire a Pratogene che questa linea è opera mia.
Pratogene ritornato a casa vede la linea tracciata sul suo pannello e ne riconosce l'autore in Apelle.
Sentendosi sfidato Pratogene prende un pennello e traccia una linea di un colore diverso ed ancora più sottile all'interno di quella fatta da Apelle, poi rivolgendosi alla serva gli disse di mostrare il segno all'ospite qualora fosse ritornato.
Apelle tornò e, quando gli fu mostrata la linea disegnata da Pratogene, decise di prendere un'altro colore per tracciarne una terza ancora più fine tra le prime due, avendo cura però questa volta di non lasciare spazio per farne un'altra.
Pratogene in seguito andò a cercare Apelle per incontrarlo di persona e congratularsi con colui che è riuscito a superarlo nella sfida di disegno.
Sempre Plinio riferisce che Apelle aveva l'abitudine di porre i suoi lavori all'entrata della sua bottega ed ascoltare le osservazioni dei passanti.
Così quando un calzolaio osservò che la forma della calzatura era errata Apelle la corresse la notte stessa.
Il giorno seguente il calzolaio si accorse che il dipinto era stato cambiato e allora prese a criticare anche la forma del piede.
Apelle a quel punto si mostra al ciabattino per dirgli Sutor, ne ultra crepidam ovvero "Ciabattino non andare oltre le scarpe".
Ad Apelle oggi chiederei di disegnare il volto di chi ha invitato Monti a governare l'Italia che, immagino, non dovrebbe essere diverso da quello del buffone che disegnò per Tolomeo.
Inoltre sarebbe bello avere come contemporanei dei Pratogene i quali sappiano riconoscere quando sono superati.
Al riguardo non mi riesce di immaginare che Bersani o Casini o Berlusconi riusciranno a comportarsi come Pratogene.
Mi piace immaginare che Apelle forse al Governo Monti oggi direbbe: Ciabattino non andare oltre le scarpe.
La nascita di Venere qui a fianco e La Calunnia,visibile in alto, sono due opere dipinte da Botticelli che si è ispirato nel realizzarle alla descrizione di quelle perdute di Apelle.
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